La Bella e la Bestia (dalla fiaba di Madame de Beaumont)
9 minuti · 6-10 anni
C’era una volta un ricco mercante che aveva tre figlie. Le due più grandi erano vanitose: pensavano solo ai vestiti e alle feste. La più piccola era gentile, amava i libri e aiutava tutti. Era così buona e graziosa che tutti la chiamavano Bella, e le sorelle per questo erano invidiose di lei.
Un giorno il mercante perse tutte le sue navi in una tempesta e diventò povero. La famiglia dovette andare a vivere in una casetta di campagna. Le sorelle grandi si lamentavano dalla mattina alla sera; Bella invece si alzava all’alba, accendeva il fuoco, cucinava e cantava mentre lavorava.
Dopo un anno arrivò una notizia: una delle navi era tornata in porto. Il padre partì per la città e chiese alle figlie che regalo volessero. Le grandi chiesero abiti e gioielli. Bella disse soltanto: «Portami una rosa, papà. Qui non ne crescono.»
Ma in città il mercante scoprì che la nave non aveva portato quasi niente, e si rimise in viaggio più povero di prima. Nel bosco lo sorprese una bufera di neve. Si perse, e quando non ce la faceva più vide in fondo a un viale un palazzo tutto illuminato. Le porte erano aperte, il fuoco acceso, la tavola apparecchiata, ma non c’era nessuno. Mangiò, dormì in un letto morbido e al mattino trovò sulla sedia un vestito nuovo.
Uscendo, passò sotto un pergolato di rose e pensò alla sua Bella. Colse una rosa. In quel momento si sentì un ruggito terribile e apparve una Bestia spaventosa. «Ti ho dato cibo, fuoco e un letto, e tu mi rubi le rose, che amo più di ogni cosa! Per questo morirai.» Il mercante, in ginocchio, spiegò che la rosa era per sua figlia. La Bestia ci pensò. «Ti lascio andare, se una delle tue figlie verrà qui al tuo posto, di sua volontà. Altrimenti, fra tre mesi tornerai tu.»
A casa il padre raccontò tutto, piangendo. Le sorelle grandi dissero: «È colpa di Bella e della sua rosa!» Bella rispose con calma: «Allora andrò io. Non lascerò morire papà.» E per quanto il padre la pregasse di restare, partì con lui verso il palazzo.
La Bestia la accolse con gentilezza. A Bella fu data una stanza piena di libri e di musica, e sulla porta c’era scritto: «Qui tu sei la padrona.» Ogni sera, alle nove, la Bestia veniva a cena e parlava con lei. Era brutta, ma buona e piena di attenzioni, e Bella a poco a poco smise di averne paura. Alla fine di ogni cena la Bestia chiedeva: «Bella, vuoi sposarmi?» E Bella, con dolcezza, rispondeva: «No, Bestia. Ti voglio bene, ma come amica.»
Nella sua stanza c’era uno specchio magico. Un giorno Bella ci vide il padre, malato di tristezza. Chiese alla Bestia di poter tornare a casa. «Vai» disse la Bestia, «ma torna fra otto giorni, o io morirò di dolore. Quando vorrai tornare, metti questo anello sul tavolo prima di dormire.» Bella promise.
La mattina dopo si svegliò a casa. Il padre guarì dalla gioia. Le sorelle, che si erano sposate male ed erano infelici, vedendola vestita come una principessa diventarono ancora più invidiose. «Tratteniamola più di otto giorni» si dissero, «così la Bestia si arrabbierà e la divorerà.» E finsero di piangere ogni volta che Bella parlava di partire. Così passarono dieci giorni.
La decima notte Bella sognò la Bestia sdraiata nell’erba del giardino, quasi senza vita. Si svegliò in lacrime: «Come ho potuto essere così ingrata?» Mise l’anello sul tavolo e si riaddormentò. Al mattino era al palazzo. Corse in giardino e trovò la Bestia vicino al ruscello, immobile. Le bagnò il viso con l’acqua e la Bestia aprì gli occhi. «Hai dimenticato la promessa, e io non volevo più mangiare. Ma ora muoio contento, perché ti ho rivista.»
«No, cara Bestia, non devi morire!» gridò Bella. «Vivi e diventa mio marito. Credevo di volerti bene solo come amica, ma il dolore che sento mi dice che non posso vivere senza di te.» Appena ebbe detto queste parole, il palazzo si riempì di luci e di musica. La Bestia era sparita: al suo posto c’era un giovane principe. Una fata cattiva lo aveva trasformato, e solo una ragazza che lo amasse per la sua bontà poteva liberarlo.
Bella e il principe si sposarono e vissero felici, e il padre andò a vivere con loro. E le sorelle? Una fata buona le trasformò in statue di pietra davanti alla porta del palazzo, finché non avessero capito i loro errori. La fiaba dice che stanno ancora lì: perché è più facile cambiare le cose intorno a noi che cambiare un cuore pieno d’invidia.
Per parlarne insieme: Bella ha imparato a voler bene alla Bestia guardando la sua bontà, non il suo aspetto. Ti è mai successo di scoprire che una persona era più gentile di come sembrava?