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C'era una volta, in una valle dove l'erba sembrava un tappeto di velluto smeraldo e i fiori profumavano di zucchero filato, una famiglia di tre porcellini: Poldo, il più piccino e sognatore; Pippo, il mediano giocherellone; e Pierino, il più grande e riflessivo. Un bel mattino di primavera, la loro mamma li chiamò a sé e, dopo aver sistemato i loro berretti colorati, disse con voce dolce: «Miei cari, è giunto il momento di costruire le vostre casette e scoprire le meraviglie del mondo. Ricordate però: qualunque cosa facciate, metteteci sempre tutto il vostro impegno e un pizzico di amore». I tre fratellini, con il cuore pieno di entusiasmo e lo zainetto in spalla, si misero in cammino fischiettando una melodia allegra che faceva ballare persino le farfalle.
Poldo, che amava sentire il calore del sole sulla pelle e non vedeva l'ora di correre nei prati, decise di costruire la sua casetta con la paglia dorata raccolta nei campi vicini. «Sarà soffice come un cuscino e profumerà di estate!» esclamò tutto contento. In un batter d'occhio, la casetta fu pronta, con un tetto leggero che sembrava una corona di raggi di sole. Poco distante, Pippo scelse invece dei rami di legno di castagno, robusti ma facili da incastrare. «La mia casa sarà solida e accogliente, perfetta per ospitare i miei giochi», pensò mentre batteva il martello con ritmo festoso. Entrambi avevano finito presto il loro lavoro e trascorsero il pomeriggio a rincorrersi tra i cespugli di mirtilli, ridendo a crepapelle e invitando Pierino a unirsi a loro.
Ma Pierino, con il musetto sporco di calce e tanta pazienza, stava ancora sistemando un mattone sopra l'altro. La sua casa era fatta di mattoni rossi, pesanti e sicuri. «Ci vuole tempo per le cose fatte bene», rispondeva ai fratellini con un sorriso saggio. Proprio mentre il sole iniziava a nascondersi dietro le montagne, un'ombra lunga apparve sul sentiero: era il Lupo Teodoro. Teodoro non era cattivo, ma era molto solitario e aveva un vocione così profondo che spesso spaventava chi non lo conosceva. Quel giorno aveva un gran solletico al naso per via del polline e, avvicinandosi alla casa di paglia di Poldo per chiedere un fazzoletto, non riuscì a trattenersi: «Etciù! Etciù!». Il suo starnuto fu così potente che la leggera casetta di paglia volò via come un soffione nel vento.
Poldo, spaventatissimo, corse a gambe levate verso la casa di legno di Pippo. Teodoro, dispiaciuto per il pasticcio, li inseguì cercando di scusarsi, ma il solletico non gli dava tregua. Arrivato davanti alla casetta di legno, cercò di parlare: «Cari porcellini, io... Etciù!». Anche le pareti di legno iniziarono a tremare e a scricchiolare finché non caddero a terra come un castello di carte. I due fratellini, col cuore che batteva forte come un tamburo, si rifugiarono nella solida casa di mattoni di Pierino, chiudendo bene la porta. Teodoro si sedette fuori dal vialetto, sentendosi molto triste e solo, con il suo grande naso rosso che continuava a prudere.
Proprio in quel momento, uscì dal fitto del bosco il Cacciatore Gentile, un signore anziano con un cappello verde decorato da una piuma di gufo e un sacco pieno di prelibatezze. Il Cacciatore Gentile non usava mai il fucile; preferiva usare il suo cannocchiale per ammirare le stelle e portava sempre con sé una boccetta di sciroppo di miele per calmare la tosse degli abitanti del bosco. Vedendo il Lupo Teodoro tutto abbattuto, si avvicinò con passo leggero. «Cosa succede, grande amico mio? Perché i tuoi starnuti hanno messo sottosopra il bosco?» chiese con voce calma. Teodoro spiegò che voleva solo fare amicizia, ma che il suo raffreddore aveva combinato un vero disastro.
Il Cacciatore Gentile bussò allora alla porta di mattoni di Pierino con un tocco delicato. «Aprite, piccoli amici, non c'è nulla da temere! C'è qui con me il Lupo Teodoro, che ha solo bisogno di un po' di sciroppo e di tanti nuovi amici». I tre porcellini, fidandosi della saggezza del cacciatore, aprirono la porta con cautela. Videro Teodoro che offriva loro una zampa enorme ma gentile e il cacciatore che distribuiva fette di torta alle mele. Scoprirono che il lupo era in realtà un bravissimo pasticcere e che il suo sogno era proprio quello di cucinare per qualcuno. Insieme, trascorsero la serata a ricostruire le case di Poldo e Pippo, questa volta usando mattoni solidi e l'aiuto di tutti, cantando canzoni allegre sotto la luna d'argento.
Quando le stelle brillarono alte nel cielo, il bosco divenne silenzioso e magico. Il Cacciatore Gentile rimboccò le coperte ai tre porcellini, che ormai erano diventati grandi amici di Teodoro. Il lupo, accoccolato davanti al camino della casa di mattoni, faceva le fusa come un grosso gattone, riscaldato dal calore dell'amicizia. Poldo, Pippo e Pierino chiusero gli occhi, sentendosi al sicuro e amati, sognando nuove avventure in un mondo dove anche un grande lupo può diventare il migliore dei compagni di merenda. Tutto era calmo, tutto era pace, e il sonno arrivò leggero come una piuma a cullare i loro sogni d'oro.
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