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C’era una volta, sospesa nel blu più profondo del cielo notturno, una Luna tonda e soffice che non assomigliava affatto ai sassi freddi che leggiamo nei libri di scuola. Questa Luna era ricoperta da una pelliccia finissima di peli d’argento, lunghi e lucenti, che vibravano ogni volta che una stella le passava accanto troppo velocemente. La Luna andava molto fiera del suo manto scintillante: ogni sera, prima di iniziare il suo turno di guardia, usava un raggio di sole rimasto impigliato tra le nuvole come pettine, lisciandosi con cura dalla testa ai piedi. Ma una sera di fine ottobre, mentre si stiracchiava tra due nuvole di panna montata, la Luna sentì un leggero solletico sul naso e, con suo grande orrore, vide un ciuffetto di peli argentati staccarsi e volare via verso la Terra. "Oh cielo di velluto!" esclamò con una voce che sembrava il suono di un campanellino di vetro, "Sto perdendo i miei bellissimi peli, diventerò una palla liscia e fredda come un uovo di gallina!"
Preoccupata e un po’ triste, la Luna chiamò a gran voce il suo migliore amico, il Pipistrello Pippo, che dormiva appeso a testa in giù a un cornicione della Via Lattea. Pippo, che aveva le ali grandi come due fazzoletti di seta nera, volò subito da lei, strofinandosi gli occhietti ancora assonnati. "Cosa succede, Maestà Notturna? Perché tremate così tanto da far traballare tutte le costellazioni?" chiese il pipistrello con un piccolo sbadiglio. La Luna, indicando con un raggio tremante i fili d’argento che fluttuavano nell’aria come fiocchi di neve magica, rispose: "Guarda, Pippo! I miei preziosi peli cadono a manciate. Se continuo così, entro domani mattina sarò nuda e avrò un freddo terribile!" Pippo guardò i peli scendere lentamente verso il mondo sottostante e, invece di preoccuparsi, fece un gran sorriso, mostrando i suoi dentini bianchi.
"Non siate triste, cara Luna," disse Pippo con tono saggio, "venite con me e guardate dove vanno a finire i vostri peli." La Luna, incuriosita, si sporse un po’ di più dal suo balcone di nuvole, allungando il collo verso le montagne scure e le città silenziose. Vide che i suoi peli argentati non sparivano affatto nel nulla, ma venivano raccolti dal vento gentile che li portava proprio dove ce n’era più bisogno. Un ciuffetto di peli cadde sul nido di una famiglia di scoiattoli che stavano tremando per il primo freddo dell’autunno; non appena la pelliccia lunare toccò i piccoli, questi si addormentarono istantaneamente, avvolti da un calore magico e profumato di sogni. Un altro filo d’argento si posò sulla finestra di un bambino che non riusciva a dormire perché aveva paura del buio; la luce soffice del pelo lunare illuminò la sua stanza con una carezza dolce, facendogli chiudere gli occhi con un sorriso.
"Vedi, Luna?" spiegò Pippo, facendo una capriola nel buio. "I tuoi peli non sono semplici peli, sono fili di pace e coperte di luce. Ogni volta che ne perdi uno, un piccolo cuore sulla Terra si scalda e trova il coraggio di sognare." La Luna rimase a guardare in silenzio per un lungo istante, commossa da quella rivelazione. Non aveva mai pensato che la sua bellezza potesse essere così utile e generosa. "Ma Pippo," chiese ancora con un filo di voce, "non resterò senza? Se continuo a regalarli a tutti, cosa rimarrà di me?" Il pipistrello rise di gusto, un suono che somigliava allo scricchiolio delle foglie secche. "Ma no, sciocchina! La natura è magica. Ogni volta che la Luna Nuova si nasconde per qualche giorno, è proprio perché sta facendo il bagno nel Grande Secchio della Polvere di Stelle per far ricrescere la sua pelliccia ancora più folta e brillante di prima!"
Rassicurata da quelle parole, la Luna smise di piangere e iniziò a scuotersi con vigore, quasi come un cagnolino che è appena uscito dall’acqua. Centinaia, migliaia di peli d’argento si staccarono dal suo manto, creando una pioggia luminosa che i poeti della Terra avrebbero chiamato "stelle cadenti". Ogni pelo portava con sé un desiderio e un po’ di tepore. La Luna guardava felice mentre il bosco diventava un tappeto di scintille e i tetti delle case brillavano come se fossero stati ricoperti di zucchero filato. Si sentiva più leggera ora, e anche se il suo manto era un po’ meno folto, il suo cuore brillava di una luce così intensa che persino le nuvole più scure dovettero mettersi gli occhiali da sole per non restare abbagliate.
La notte intanto avanzava lenta e profumata di pino e di camomilla. Gli animali della foresta, dai lupi ai piccoli ricci, avevano tutti trovato un pezzettino di Luna per riscaldare le loro tane. La civetta, che osservava tutto dall'alto di una quercia secolare, lanciò un verso di ringraziamento verso il cielo, e la Luna rispose con un battito di ciglia luminoso. Anche Pippo il pipistrello, stanco per la lunga chiacchierata, si accoccolò vicino a un cratere soffice della sua amica, sentendosi protetto da quel calore infinito. "Grazie, Pippo," sussurrò la Luna, "grazie per avermi insegnato che perdere qualcosa per donarlo agli altri non ci rende più poveri, ma solo più splendenti."
Ora che il suo compito era finito e la Terra dormiva serena sotto la sua protezione, la Luna sentì un grande sbadiglio salirle dal profondo. Le sue palpebre, pesanti come tende di velluto, iniziarono a chiudersi lentamente. Si raggomitolò nel suo letto di stelle, tirando su di sé una coltre di nebbia leggera per restare al caldo fino all'alba. Il mondo era tranquillo, i sogni erano dolci e la Luna, con i suoi pochi peli rimasti che già iniziavano a ricrescere, si addormentò profondamente, cullata dal respiro calmo dell'universo. Buonanotte a chi guarda il cielo, buonanotte a chi ha un raggio di luna sul cuscino, e buonanotte a te, piccolo lettore, che ora chiuderai gli occhi per volare tra le stelle.
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